Quando sono diventata grande.

Sono diventata grande e nemmeno me ne sono accorta. Sono diventata grande quando ho cominciato a dare il giusto peso alle decisioni che ho preso, sono diventata grande quando il 4 ottobre di qualche anno fa lasciai che mio padre salisse su un treno diretto Milano-Bari, separandosi da me, che ero completamente indifesa. Sono diventata grande quando dopo essere tornata in città ho trovato casa mia allagata e il giorno dopo avevo un esame della Madonna, ma non potevo chiamare paparino per venirmi a sistemare la situazione perché era a 900 km di distanza, e mi sono rimboccata le maniche per ripulire, chiamare un idraulico, e andare a fare il mio dovere.

 

Sono diventata grande quando ho preso un treno per Verona, e l’unico riscontro che ho avuto è stata una posizione di merda che mi informava che il diretto interessato era dall’altra parte del mondo, e precisamente in Colombia. Sono diventata grande anche soffrendo. Sono diventata grande quando mi sono incaponita e ho deciso che tutti dovevano leggere le mie parole, trovando una casa editrice disposta a pubblicarle, e ne ho trovate due. Sono diventata grande quando ho realizzato di aver messo fine alle storie più importanti della mia vita, perché non mi rendevano più felice. Sono diventata grande quando i miei genitori mi hanno chiesto un parere riguardo una decisione importante, e quando prima di vendere casa vecchia ho rifatto le scale e mi sono fermata proprio sull’uscio, su quell’uscio in cui c’è stato amore, e c’è stata incomprensione, che in un modo o nell’altro sono tasselli fondamentali della vita.

 

Sono diventata grande quando non ho avuto paura di piangere in mezzo alla gente, che ogni emozione ha la stessa dignità e non dovrebbe mai mortificarci. Sono diventata grande quando ho accettato il colore del mio passato l’ho mostrato a qualcuno che non mi conosceva senza nascondermi. Sono diventata grande quando ho mollato tutto per inseguire i miei sogni e ho avuto paura di non farcela. Sono cresciuta veramente quando mi sono resa conto che tutto era cambiato, e ho preso per mano quella bambina che avevo dimenticato in via Achille Grandi numero 16. Sono cresciuta quando ho capito che in un modo o nell’altro avrei risolto i miei problemi senza tirarmi indietro, sono cresciuta quando ho mollato la presa e poi ho ricucito con le mie mani le ferite. Sono cresciuta quando ho perdonato mamma e mia zia per la storia della cicatrice che avevo in faccia, e mi sono messa in mezzo alle loro liti per mostrar loro che il prezzo che si paga per l’orgoglio di far valere solo le proprie ragioni, è troppo alto, e non ne vale la pena.

Sono cresciuta quando la mia mamma non è stata bene e ho dovuto forzare me stessa a mostrare positività anche in uno scenario cupo e disperato: così ho imparato che delle volte le sottrazioni sono importanti, perché solo così si riesce a donare qualcosa a qualcuno.

Sono diventata grande quando ho provato a lasciare andare, a disinnescare, e ci sono riuscita. E poi, ho compreso che per amare la vita, bisogna tradire le aspettative. Perché la libertà ha la voce della paura, ma solo chi ha paura della libertà trova il coraggio per inseguirla.

Così mi sono messa uno zaino sulle spalle e ho camminato, tra le montagne del Trentino, con le mutande bagnate, perché alla pioggia in montagna è impossibile sfuggire, ma non ti puoi fermare; e quando sono arrivata sulla cima più alta, nel punto in cui erano rimaste le ultime trincee della Prima Guerra Mondiale, ho fatto una promessa a me stessa: d’ora in poi, le battaglie le avrei lasciate a chi non sa mettere da parte il proprio punto di vista per aprirsi ad uno nuovo.

Sono cresciuta quando dal balcone di casa mia a Milano, mentre qualcuno dava della terrona ad una ragazza napoletana che parlava a voce alta, ho urlato che lì eravamo tutti terroni, e mi sono sentita fiera delle mie origini, che la Puglia è etimologicamente la terra dove non piove mai, (Apulia), e così ho deciso che avrei trovato l’acqua necessaria a far germogliare un giardino in cui essere diversi è una ricchezza, non qualcosa di cui vergognarsi.

 

Alla fine sono cresciuta, forse un po’ prima di tutti gli altri, ma mi sono liberata di tutti i pesi che mi stavano schiacciando, delle cose che non ho saputo gridare ad alta voce, e mostrare alla luce del sole. Sono diventata grande perché certe volte mi sembra di assomigliare alla donna forte che vorrei essere, che come diceva Dacia Maraini, gli eroi non servono a niente perché finiscono per diventare dei trofei da disporre su un ripiano che qualcuno userà come cacatoio. Ciò di cui abbiamo bisogno sono dei modelli che ci insegnino come stare al mondo, dalla parte della luce, ed è per questo che il mio unico scopo è quello di ripropormi ogni giorno come la versione migliore di me stessa, ché se mai qualcuno dovesse affacciarsi per dare una sbirciatina al mio mondo e provare a vedere come ci si sente a correre fino a non avere più fiato, a rischiare il tutto e per tutto, ad arrivare sul filo del rasoio, a girare come trottole impazzite, a ricevere colpi bassi nel ventre senza lamentarsi, a ritrovare la strada di casa, a realizzare che casa non è un posto, ma le persone che ami, a perdere i treni, con le facce sfatte, senza un letto in cui riposare la notte, per vedere l’alba, per vedere il nuovo giorno che nasce, per osservare come si insinua l’Aurora lungo i viali della nostra aspettativa, potrebbe persino iniziare a credere che il mondo migliore in cui possiamo vivere bisogna costruirselo.

Per favore, non fatevi il torto di pensare di essere già arrivati, e nemmeno quello di credere di sapere come andranno le cose, perché il corso degli eventi si diverte a smentirci, e a farci sembrare dei bambini convinti di non potersi più stupire che invece si accorgono di aver avuto torto su tutto.

Mi sbagliavo pure io, su tante cose, ma finalmente le prigioni di ghiaccio si sono spalancate, e dall’essere certa che sarebbe stato tutto una condanna, ho scoperto che l’unica vera condanna a cui ci sottoponiamo è scrivere il copione della nostra vita, quando in realtà dovremmo solo saper improvvisare, ché un personaggio mai interpretato finisce per diventare il protagonista del terzo atto: per alcuni è la fine della recita, per altri la svolta.

Giro sempre a sinistra, perché mi piace pensare che le cose più importanti da fare siano vicino al cuore. Quelle che amo, invece sono parte di me. Io sono le cose e le persone che amo, e sono diventata grande quando ho scoperto che l’unico modo per crescere è amare in maniera disperata, amare in maniera sconclusionata, folle, e totale. Quando mi guardo indietro voglio vedere questo, non codardia, non debolezza, non grettezza, ma coraggio. Perché se avere cuore vuol dire avere coraggio, allora avere coraggio vuol dire amare.

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