Noël, Noël.

Dicono che i desideri siano come un dolce ben fatto, che mentre ne mangi un po’ e gli incisivi affondano nella pasta morbida e zuccherata, non ti rimane più niente da volere, ed è come essere esattamente dentro un desiderio espresso.

Dicono che i desideri, si avverino tutte le volte in cui non abbiamo più bisogno di esprimerne qualcuno. Così, lui si allacciava le scarpe, e si tirava su i calzoncini. Aveva i capelli scuri come la pece, folti e ribelli. Durante il primo pomeriggio delle giornate più fredde, girava per casa per racimolare qualche soldo dimenticato dalla mamma sul tavolo, o accanto alla sua borsa, e li contava. Li contava per divertimento. Metteva quelle monete rotonde sulla sua scrivania, e si piegava sulle ginocchia, fino a quando riusciva ad osservare lo spessore di quattro spiccioli con la coda dell’occhio. Li ricontava, per essere sicuro, anche se comunque era sempre stato molto bravo con i calcoli, e poi chiudeva gli occhi, ed esprimeva un desiderio. “Fa’ che abbia quelli che piacciono a me, con lo zucchero al velo sopra!”, e cominciava a correre per arrivare prima che facesse buio.

Sulle strade c’era sempre un velo di umidità che copriva le cose e a volte anche le persone, ma non nascondeva mai i desideri che qualcuno dimenticava accanto ai lampioni un po’ dismessi, oppure nelle tasche bucate dei cappotti. Così i più fortunati e attenti, nei giorni che precedevano il Natale, potevano persino scoprire che forma avesse la speranza degli altri. E mentre il bimbo si muoveva a ritmo sostenuto, sempre correndo, con le mani strette in un due pugni, stringeva ogni volta il pugno in cui c’erano le monete, perché non poteva rischiare di perderle. Non parlava con nessuno, non gli interessava più di tanto, pensava solo al desiderio che voleva esprimere, e alle urla della mamma se non fosse tornato a casa in tempo. Che poi, essere i figli maggiori è sempre difficile, perché i genitori ancora non sanno come fare i genitori, e i figli si sentono sempre un po’ soli. Per adesso lui era solo il primo bambino che avevano avuto, e di fratelli ancora non ne aveva, ma alla fine ne avrebbe avuti due, sempre con tanti capelli scuri, sempre alti, sempre amici. E lui sarebbe diventato non solo il figlio maggiore, ma pure il fratello maggiore, solo che ancora non lo sapeva.

Dicono che i desideri comunque siano dispettosi, perché quando ci pensi forte, loro tardano, e qualche volta non arrivano mai, per darti una lezione. Perché per essere felici, non si dovrebbe mai aver bisogno di un desiderio. A volte i desideri hanno bisogno di essere recuperati per avverarsi, perché sono come bambini capricciosi che vogliono stare con la loro mamma. Però il bambino con tanti capelli neri, nemmeno questo sapeva. E si muoveva vispo e arzillo verso la bottega di Noel, che era un signore all’avanguardia. Nel paese aveva portato nuove tecniche per fare i dolci, e in effetti, ogni pomeriggio un sacco di ragazzini con i calzoni tiratissimi e i calzettoni bianchi, si fiondavano nella bottega che aveva aperto da poco, e pareva aspettassero tutti un dono da Babbo Natale. Noel era un ipocoristico di Natalino, che era il vero nome del mastro pasticcere.

-Noel, Noel.

Si sentiva gridare solo quello il pomeriggio presto. Allora Noel, dietro il suo nasone inzuccherato, nascondeva un tono autoritario, e in un dialetto abbastanza deciso intimava a tutti:

-Prima cacciate fuori le monete!

E tutti i bambini allungavano le braccia, e finalmente aprivano i pugni che avevano serrato per tutto il tempo: parevano dei fiori che sbocciano con il primo freddo. Noel ritirava il suo compenso e li lasciava scegliere tra quelle coloratissime delizie, pasta di mandorle, cartellate col vin cotto, pasticciotti ripieni di amarena e crema, paste alle mandorle metà e metà, noci ricoperte di cioccolato, cannoli, cassatine, veneziane, tetta della monaca, sospiri, babà. Quando tutti gli altri avevano riempito le loro tasche del bottino, un altro bimbo entrava, faceva sbocciare il suo pugno serrato in uno splendido fiore delicato e guardava Noel dritto negli occhi. Lui con il suo fare un po’ burbero, si innervosiva perché lo sapeva bene cosa voleva il bambino.

-Di nuovo quelle con lo zucchero al velo sopra, eh?

E gli regalava il suo desiderio espresso. Una piccola diplomatica con una vagonata di zucchero al velo sopra, come se nevicasse. E il bimbo era tanto felice, non aveva bisogno di esprimere altri desideri. Una volta, mentre gli altri bambini giocavano insieme, aveva pensato, solo per un momento, di voler qualcuno con cui giocare in ogni momento della giornata. Però poi si era subito ricreduto, perché dopotutto stava molto bene anche così. Ma i desideri si avverano sempre quando non ne abbiamo più bisogno, e qualche Natale più tardi, un altro inverno portò con sé una nuova storia da raccontare, e poi un’altra ancora; e quei tre fratelli, ogni tanto ritornavano da Noel, a volte ci ritornava solo il bimbo un po’ cresciuto, perché gli rimaneva sempre un desiderio da esprimere, e i desideri sono come un dolce ben fatto, quando ce l’hai, finalmente, in bocca, non ti rimane più niente da esprimere. La verità però, è che i desideri sono roba per persone che non sanno come funzionano i desideri, una roba per persone un po’ infelici, infatti, i più furbi sanno bene che l’unico modo per far avverare un desiderio, è affondarci i denti dentro.

Lo sapeva bene anche quel bimbo con i capelli neri e i pugni stretti. Quel bimbo, è il mio papà. E questo racconto banale, è per lui e per tutti i bimbi con i capelli scuri e folti che amano i dolci, e non hanno paura di affondare i denti nei loro desideri, persino in quelli che non si possono comprare.

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