Ammonia Avenue

Vorrei che i momenti salienti della mia vita fossero accompagnati da una ballata malinconica degli anni Ottanta. Vorrei essere sdraiata su una moquette sporca, mentre qualcuno infila una moneta in un jukebox, e all’improvviso le pareti si colorano di rosa pallido, e intanto, delle luci intermittenti delimitano lo spazio tra il bancone e i tavoli di una tavola calda in un paesino disabitato nel Nord America. E poi, in mezzo ad un lago di disperazione fatto di chitarre elettriche e odore di caffè annacquato misto a torta di mele con panna, vorrei vedere quella strada ben definita che ho percorso per tutto questo tempo.

Vorrei farmi una di quelle carezze che si fanno a chi ha sempre creduto che il mondo fosse quadrato, e non un geoide schiacciato ai poli. E poi, dopo una manciata di lacrime di apprensione, vorrei tirarmi su come i gladiatori che hanno ricevuto tanti colpi di gladio, ma non sono morti, perché avevano la pelle più dura del fendente di una spada, che a volte i colpi di argento affilato non sono gli unici a poter ferire.

Voglio questo, perché ho imparato troppe lezioni per lasciarmi abbindolare da sciocchi giochetti senza scopo. E non sono riusciti a farmi soccombere quando la lama è arrivata vicinissima al cuore, figuriamoci se un colpo nella pancia può farmi qualche effetto. C’è questa strada illuminata da tanta fiducia nelle cose belle che ho bisogno di percorrere, e la cosa più bella di tutte, è proprio la mia speranza. Mentre faccio qualche mossa, mi sorride come se avesse sempre saputo, e mi porge la sua mano candida. La vedo Elche, che si muove sui carboni ardenti, lungo i dirupi scoscesi dei miei desideri, e persino sul filo dei miei fallimenti, ma se ne sta sempre lì a porgermi la mano, quando faccio i capricci su una moquette infeltrita, mi segue senza fiatare, e tutte le volte sorride e mi aiuta a tirarmi su. Mi ricorda che qualche volta pensare a se stessi va bene, soprattutto quando si hanno davanti persone senza coscienza, e senza cuore. Io per fortuna, ne ho incontrate davvero poche nella mia vita, e a fronte di tutti gli eventi che nell’ultimo periodo hanno segnato, in un modo o nell’altro, i miei lati più fragili, posso urlare a gran voce che va bene così. Ho imparato a disinnescare e lasciare andare ciò che va abbandonato a se stesso, perché è l’unico modo in cui vuole esistere. E anche se qualche volta se ne va pure una parte di me, quello che resta, è ciò per cui vale la pena combattere. Come Ammonia Avenue, che non la puoi vedere con la testa nella sabbia, come fanno gli struzzi, come fanno i codardi, a cui non rimane neanche la soddisfazione di aver affrontato se stessi.

Ma io sto bene così, e sono abbastanza riequilibrata adesso. Ho camminato sulla strada giusta, continuerò a farlo. Non mi smuoverà il vento gelido, che col freddo e col maestrale si può solo iniziare ad abbandonare il mare, per spingersi al di là di qualcosa che si è esaurito, come i posti, come le persone, che poi alla fine le persone sono i posti che ci portiamo sempre dietro, ma qualche volta è giusto cambiare casa.

 

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